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Villa Cimbrone

Villa Cimbrone

via S.Chiara 26 Ravello (Salerno)

http://www.villacimbrone.com

Il complesso di Villa Cimbrone, costituito dall’edificio principale e dal suo parco secolare di circa sei ettari, è ritenuto uno tra i più importanti esempi che la cultura romantica, paesistica e botanica anglosassone ha generato, nell’area mediterranea, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. 

Già in epoca tardo romana, “cimbronium” era un vasto podere, di lussureggiante vegetazione, ove venivano ricavati pregiati legnami per uso navale. Villa patrizia (XI sec,), appartenne alla nobile famiglia degli Acconciajoco poi, successivamente ai Fusco, ricchissimo ed influente casato, imparentati con i Pitti, i D’Angiò, i Sasso. Il possesso di questi fertili terreni, fu da sempre fortemente ambito, per la sua posizione predominante e strategica ma, soprattutto, per le sue ampie spianate coltivabili, pressochè uniche, rispetto allo scosceso territorio ravellese. 

Alla fine dell’800, finita in uno stato di penoso abbandono, fu scoperta da un illustre e colto viaggiatore inglese, Ernest William Beckett, Lord Grimthorpe, facente parte di quella schiera di intellettuali esteti del ”Gran Tour”, giunto a Ravello, su consiglio di amici, per guarire da una grave forma depressiva in cui era precipitato a seguito della perdita dell’amatissima e ancor giovane moglie. Stimolato dall’intensa felicità che questo magico sito gli procurava, nel 1904 lo comprò con la determinazione di farlo rivivere e di farne uno stupendo gioiello, “il luogo più bello del mondo”. Fu anche grazie all’aiuto di un ravellese conosciuto in Inghilterra, Nicola Mansi, personaggio eclettico e dalle notevoli capacità inventive, a cui affidò i lavori di recupero che il sogno si avverò.  

Condizionati in parte, da alcune preesistenze, come il viale rinascimentale centrale realizzato dai Fusco, i giardini, vennero improntati alle concezioni estetiche degli architetti e paesaggisti inglesi quali Harold Peto, Edwin Lutyens e Gertrude Jekyll, organizzando, sapientemente, diversi episodi e vari percorsi, che si diramano proprio dall’asse principale che attraversa la proprietà da nord a sud. 

In un felice connubio, tra la tradizione paesistica inglese e quella italiana, tra la ricca e varia vegetazione autoctona ed esotica, vennero inseriti, innumerevoli e pregevoli, elementi decorativi come fontane, ninfei, tempietti, padiglioni, statue, risultato del forte influsso della letteratura classica e nella reinterpretazione della “villa romana”. 

Nella scelta delle essenze arboree e nel disegno delle aiuole e delle colture, la mano esperta e felice di Vita Sackville West, spesso ospite dei Beckett. 
  
Il Chiostro 
Appena varcato l’ingresso attraverso il cinquecentesco portale, sulla nostra sinistra troviamo il chiostro, grazioso cortiletto in stile arabo-siculo-normanno. Sopra l’arco, sorretto da due possenti colonne, due teste di cinghiale stanno a richiamare lo stemma araldico di Lord Grimthorpe. In parte crollato, venne ricostruito nel suo disegno originale e arricchito da elementi decorativi sacri e profani.Segnaliamo fra questi: i sette Peccati Mortali, I Nove Guerrieri Normanni, la Deposizione e una formella in ceramica di Luca Della Robbia. 

La Cripta 
Loggiato in stile gotico, singolare ed ardita costruzione ad archi portanti su modello di un’abbazia cistercense, la Fountain Abbey di Malton(Yorkshire) luogo di origine di Lord Grimthorpe. Nonostante evochi atmosfere medioevali, è stata realizzata tra il 1907 e il 1911. Era uno dei luoghi ove si riuniva il prestigioso Circolo londinese di Bloomsbury. 

Il Viale dell’Immenso 
Incamminiamoci ora lungo l’ ombroso Viale dell’Immenso coperto per la sua parte iniziale da un fitto pergolato di wisteria sinensis di insolita lunghezza(i suoi grappoli profumati in piena fioritura misurano anche 180 cm!) fu realizzato nei primi decenni del XVII sec. Sulla sinistra, si intravedono, dietro grosse ortensie multicolori e meravigliosi prunus serrulata, le figure de “le 4 Danzatrici”. Scortati da maestosi pinus pinea e platanus orientalis , tra un infinita varietà di fiori e piante esotiche(sulla nostra sinistra, uno splendido esemplare di Nolina Recurvata di oltre 150 anni), vasi di terracotta settecenteschi e statue bronzee raffiguranti guerrieri greci, percorriamo lentamente, quasi assaporando lo spettacolo che tra poco ci si porrà innanzi, il viale che, nel maggio del 1880 fece da magica scenografia alla estasiata cavalcata di Cosima e Richard Wagner :“ il panorama dal quel punto per me il più bello di tutti”. 

La Statua di Cerere 
Eccoci al Tempio di Cerere, dea delle Messi, con il padiglione “a cupola su pennacchi sferici” segnare il termine del pittoresco viale e l’ingresso alla famosa ed impareggiabile Terrazza dell’Infinito. Per la sua collocazione, si è guadagnata anche la denominazione “la Porta del Sole”. 

Il Terrazzo dell’Infinito 
Lo spettacolo, che questo splendido ed impareggiabile balcone naturale, adorno di busti marmorei settecenteschi, apre agli occhi increduli del visitatore, ha veramente qualcosa di infinito ma, ogni aggettivo per cercare in qualche modo di descrivere questo miracolo della natura, risulta inefficace. Spaziando con la vista, fin giù sui monti cilentani e la punta Licosa, su questo mare scintillante, su questa variegata e multicolore Costa d’Amalfi, con i suoi limoneti, le sue casette abbarbicate, storditi dai profumi di frutta e ginestre, lo scorrere del tempo non ci appartiene, ammaliati da tanta beltà e generosità Divina. 

Il Poggio di Mercurio 
Con il cuore colmo di gioia e lo spirito ritemprato, continuiamo la visita che, per un vialetto scosceso, ci porterà al Poggio di Mercurio, messaggero alato degli dei, ove troviamo una copia in bronzo del XVIII sec. de “l’Ermes in riposo”, statua della scuola di Lisippo, esposta nel museo nazionale di Napoli.Su di un lato, come un invito alla sosta, all’ombra di una quercia, un poggio, sulla cui spalletta un’iscrizione in inglese erroneamente attribuita allo scrittore e poeta inglese D.H.Lawrence che, in questi luoghi tanta ispirazione trovò per le sue opere, sappiamo oggi essere di Catullo :“ Perduto al mondo nel quale agogno parte alcunasiedo solo e parlo con il mio cuore,soddisfatto del mio piccolo angolo di terra,contento di non sentire tristezza per la dipartita. 

Il Tempietto di Bacco 
Più avanti, scendendo delle scalette e percorrendo un vialetto, tra filari di cupressus sempervirens e profumati cespugli di lavanda, giungiamo al tempietto di Bacco. Di chiara ispirazione classica, è sorretto da otto colonne scanalate, in stile dorico. Sul fregio della trabeazione si legge la seguente iscrizione del poeta Catullo:”Oquid solutis est beatius curis cum mens onus reponit ac peregrino labore fessi venimus larem ad nostrum desiteratosque acquiescimus lecto” (che cosa vi è di più bello di quando, terminati i lavori, con la mente libera da ogni preoccupazione e stanchi per la fatica a pro di altri, ritorniamo alle nostre case e ci adagiamo, per riposare, sul bramato letto). Al centro, su di un piedistallo, uno splendida rappresentazione in bronzo; musica e danza liberatoria e propiziatoria, con un satiro che sorregge Bacco con gli immancabili grappoli d’uva. Fortemente figurativo, il tempio fu probabilmente concepito da Lord Grimthorpe come il luogo che potesse preservare la sua memoria. Le sue ceneri, per espresso suo desiderio, furono inumate, alla base del piedistallo. 

La Grotta di Eva 
Riprendendo il cammino, lasciandoci immergere nel pieno della natura ombrosa, fra lecci, ontani, castagni e profumi di sottobosco, un breve sentiero in discesa ci conduce ad un antro naturale, ove compare Eva che, pare quasi sorpresa nella sua intimità dagli sguardi curiosi dei visitatori. L’opera marmorea, di straordinaria finezza esecutiva, è opera dello scultore bolognese Adamo Tadolini(1788-1868). Allievo prediletto di Antonio Canova sarà, il fortunato erede del suo “studio per uso scultura” a Roma in via del Babuino. “ Eva sembra voltarsi sorpresa, mentre la sua postura e quel timido gesto che avvicina la mano al volto, comunicano sentimenti di attesa e inquietudine. L’abilità tecnica dello scultore è evidente nella morbidezza del corpo, nella superficie levigata e quasi traslucida della candida pietra e diventa virtuosismo nella resa delle singole ciocche dei capelli che, arricchite di fiori, si adagiano voluttuosamente sulle spalle nude. E la magia si rinnova ad ogni sguardo”.La particolare finezza del marmo e la calda luce del tramonto, danno luogo ad un’insolita ed emozionante visione: osservata dal fondo dell’antro, colpita dai caldi raggi pomeridiani del sole estivo, per qualche attimo Eva, pare animarsi di nuova linfa e, la fredda e candida pietra, riacquistare quella rosea carnalità che forse le apparteneva.

Il David 
Ripreso il cammino, inerpicandosi su di una ripida scala nel bel mezzo del boschetto, con colorati cespugli di rododendro che occhieggiano sotto i piedi di annosi castagni, scortati da candide e vaporose pareti di spiree, dietro cui, in ampi spazi, lasciati volutamente “nature”, possiamo ammirare, nei mesi primaverili, una decina di meravigliose orchidee selvatiche come la ophrys apifera, la sphegodes,la serapides lingua,l’orchis provincialis,l’italica, etc. Vogliamo ricordare ai visitatori che tutte le orchidee selvatiche sono protette da leggi di tutela nazionali, per cui è assolutamente proibito coglierle e/o danneggiarle.Giunti in cima ad una scaletta in pietra, sulla sinistra, seguendo un sinuoso vialetto di boxus sempervirens, in prossimità di uno splendido rock garden, ricco di piante grasse ed esotiche, possiamo ammirare il bronzo del David, realizzato dallo scultore napoletano Gioacchino Varlese, su imitazione di quello del Verrocchio, conservato nel museo nazionale di Firenze. 

Il Terrazzo delle Rose 
Una scaletta, ricoperta da un pergolato di glicine azzurro, ci introduce nel Terrazzo delle Rose, ove all’interno di una fascinosa balaustra arabeggiante, memore di un antico ed assolutamente english campo di badminton, in geometriche aiuole, da maggio ad ottobre, fioriscono bellissime e profumate varietà di rose antiche, inglesi e francesi. Al centro, una meridiana in pietra chiara, sui lati esterni, quattro statue ornamentali: Flora, dea dei Fiori e della Primavera, Leda con Cigno, e due lottatori, Damosseno e Greucante. In prossimità di quest’ultimo, come altro invito alla sosta ed alla meditazione, un sedile, sulla cui spalletta leggiamo la poetica iscrizione del persiano Omar Khayyam: “ Oh luna della mia delizia che non conosce declino, la luna del cielo sta sorgendo una volta ancora, così, come sorgendo ancora in seguito, spierà attraverso questo stesso giardino, cercando noi, invano.” 

Il Tea Room 
Preceduto da uno splendido giardino all’italiana, con ricche aiuole di rose antiche al cui centro, spicca una pregevole fontana in marmo con amorini e varie figure a rilievo, troviamo il cosiddetto Tea Room, originale costruzione a padiglione aperto.Sul piano antistante, notiamo, un antico pozzetto in pietra, quattro bellissime colonne d’epoca romana, cesellate nel periodo medioevale con molteplici raffigurazioni a rilievo, due eleganti daini in bronzo, un sedile quadrato con colonnine e, una conca di pietra con mostri marini. Studi recenti, la datano intorno al XII sec., probabilmente cimelio sacro proveniente dall’Inghilterra(fonti battesimali, pressocchè identiche, sono nella St. Peter Church, a Cambridge).E’ evidente la connotazione esoterica, in grande auge all’inizio del secolo scorso, in particolare nella scelta e disposizione degli elementi architettonici. Questo è un altro luogo, concepito come spazio da vivere in stretta comunione con la natura circostante, che vedeva spesso riuniti i rappresentanti “ribelli” del Circolo intellettuale di Bloomsbury. 

Il Viale delle Ortensie 
Proseguendo nella visita, giunta al suo epilogo, alle spalle del padiglione, immerso in una lussureggiante vegetazione in cui spicca un annoso albero di camelia, notiamo una preziosa rappresentazione del Davide Vittorioso del Donatello. Prendendo sulla sinistra a ritroso, grosse siepi di boxus e viburnus, ci accompagneranno al viale delle ortensie. Sul fianco, alberi di magnolia stellata, ginko biloba, spalliere di dalie giganti, spiree e aiuole di colorate peonie. Forte, è il richiamo rinascimentale e l’ispirazione delle ville medicee in questo viale che, si sviluppa sotto un fitto pergolato, sorretto da possenti colonne circolari in cotto. Una secolare banksiana con le sue roselline chiare e profumose, ombreggia il percorso, sotto cui bordeggiano rigogliose, colorate fioriture di ortensie. Sul fondo, un prezioso e antico pozzetto in ferro battuto.

Ingresso

Intero Euro 6,00


Apertura

I giardini di Villa Cimbrone sono aperti al pubblico tutti i giorni dell'anno, dalle ore 9 fino al tramonto. 

Sono previsti sconti per comitive e bambini fino ai 2 anni. 

Per maggiori informazioni o per prenotare una visita guidata contattare il servizio clienti è al numero 089 857459 o via e-mail all'indirizzo info@villacimbrone.com


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