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Tenuta di Monaciano

Tenuta di Monaciano

Pianella Castelnuovo Berardenga (Siena)

http://www.monaciano.com

Il Giardino della Villa di Monaciano è ancora oggi il cuore di una grande azienda agricola situata a 5 chilometri dal centro di Siena, sulla stada statale n.408 dei castelli del Chianti Classico.

La villa è documentata fin dal secolo XVIII, ma l’impianto attuale è il risultato di un progetto unitario di trasformazione del complesso avvenuto nella seconda metà dell’ottocento, ad opera del proprietario Alessandro Pucci Sansedoni, nobile senese, uomo di cultura, anche botanica, vissuto a Firenze nel periodo di trasformazione della città in capitale d’Italia. Non si sa chi sia stato il progettista che, per la cultura architettonica che esprime, sembra lontano dalla tradizione senese, avvicinandosi invece tipologicamente all’architettura fiorentina realizzata in quegli anni dall’arch. Giuseppe Poggi.

Il Sansedoni, nello spirito di rinnovamento del gusto che imperava nella Firenze dell’epoca, costruì un complesso di villa e giardino innovativo, spostando la strada di accesso, demolendo le vecchie mura che circondavano il giardino e creando un parco romantico nello stile di quelli che a Firenze si andavano costruendo sotto la guida dell’architetto Poggi e della famiglia dei giardinieri Pucci.

Il giardino che si estende per circa tre ettari, occupa uno spazio degradante dalla villa verso la campagna ed è diviso in due parti sostanzialmente molto diverse. La prima destinata a giardino di fiori e d’acque a mezzodì, la seconda, nella parte più bassa, costituisce il parco romantico vero e proprio con grandi spazi boscosi percorsi da sentieri sinuosi che aprono a sorpresa scorci e panorami sempre nuovi, in cui la villa funge da fondale della scena. Il parco di tipo romantico è costituito da un limitato numero di generi e specie di alberi ad alto fusto, in prevalenza sempreverdi, tra cui in particolare lecci, un grande cedro del Libano, ma anche ippocastani, querce e palme. Alcune presenze molto significative corredano il giardino. Tra queste, una voliera in ghisa e muratura, una limonaia con una ricca collezione di agrumi di grandi dimensioni, un ninfeo o “Laghetto della Venere”. Questi elementi fanno da cornice a un raro esemplare di serra calda in vetro e muratura, dotata di impianto di riscaldamento ancora funzionante. La costruzione della serra, documentata a partire dal 1881, occupa all’interno del giardino una posizione predominante, che ha forse contribuito a salvaguardarla da successivi cambiamenti e trasformazioni. Indicativa dell’interesse botanico del Pucci Sansedoni, che all’epoca era socio benemerito della Regia Società Toscana di Orticultura, si distingue per essere l’unica grande struttura del genere presente nella zona.

Al suo interno vengono ancora oggi coltivate e riprodotte da un esperto giardiniere diverse piante ornamentali tra cui una colIlezione di begonie,di felci, di orchidee e di Anthurium.

Alla fine degli anni novanta, in seguito alla decisione di un uso non più esclusivamente privato del complesso, si è evidenziata la necessità di pianificare un progetto di ripristino, manutenzione e gestione del giardino.

Il parco è stato oggetto di un lungo lavoro di restauro che ha avuto come riferimento e guida, un documento notarile del 1930 in cui si descrivono accuratamente la villa e il giardino in ogni loro componente anche botanica. Dal restauro conservativo e filologico sia della componente verde che dei manufatti esistenti, si è passati in un secondo momento alla riprogettazione di quegli spazi del parco che versavano in stato di abbandono perché considerati separati e meno importanti. 

Dal lavoro di analisi, interpretazione, lettura degli spazi ha preso corpo il progetto di un elemento contemporaneo all’interno del parco, rappresentato da un teatro di verzura o teatro nel verde.Lo spazio prescelto per questo progetto, è situato nella parte bassa del giardino in una zona chiusa su tre lati da un bosco di alberi ad alto fusto, aperto su un lato verso il giardino superiore che sale fino alla facciata della villa.

Mentre il bosco è un luogo integrato nell’architettura generale del giardino, questo spazio, dove dopo il 1930 fu realizzato un galoppatoio all’interno del boschetto di lecci, era divenuto negli anni una sorta di grande stanza nascosta e segreta che aveva perso la sua originaria funzione ed era ormai dimenticata da tutti. 

Quasi un luogo sacro nascosto nel verde, un elemento prezioso per la sua essenzialità. L’abbandono aveva accentuato questa vocazione al “rettangolo vuoto” del bosco di Monaciano, per cui il nuovo intervento, inserito nel programma di restauro e sistemazione di tutto il parco, ha richiesto un progetto che accentuasse gli elementi fondamentali presenti nel contesto, in modo da renderlo un originale teatro di verzura, pensato e progettato come uno spazio nel verde. La vegetazione esistente e storicizzata è stata inserita nel progetto senza creare nuove strutture vegetali, diversamente da quanto avviene nei teatri di verzura classici. In questo senso il progetto del teatro rappresenta un evento nell’evento preesistente.

Le scelte progettuali sono state dettate da due punti focali: l’ingresso del pubblico e la scena che sono posizionati sull’asse più corto che ha come sfondo la facciata della villa in modo da creare un percorso ideale.

I materiali usati oltre a quelli esistenti, come il muro di pietra che divide la scena dalla platea, sono blocchi di tufo, che formano le linee essenziali delle gradonate. E’ stato scelto questo materiale, perché ha la caratteristica di mutare nel tempo adattandosi alla luce e ai colori della vegetazione del luogo, tanto da amalgamarsi completamente con questo. La scena è rimasta la grande apertura verso il giardino, dove sono stati creati dei piani scalari che seguono la pendenza del terreno. Su questi piani sono stati collocati elementi lapidei come rovine di statue e colonne recuperando gli elementi che erano sparsi nel parco, in modo da accentuare il carattere di preesistenza dell’impianto scenografico. Il complesso si presenta a questo punto come segno contemporaneo costruito su elementi minimali, che però ha la sua origine nella memoria dei teatri classici.

Il restauro del giardino è stato seguito con passione ed impegno del Sig. Lamberto Piperno Corcos. Il progetto del teatro è stato realizzato con la collaborazione dello studio di Architettura del paesaggio Poli Sgaravatti di Firenze.

La visita del giardino è corredata di una piccola mostra fotografica in italiano che documenta i lavori di restauro.

Ingresso

Adulti € 8

Fino a 12 anni gratuito


Apertura

Tutto l’anno solo su prenotazione e con visita guidata. 

Visite guidate in diverse lingue, per gruppi max 30 persone. 
L’accesso per portatori di handicap è condizionato.


Altre segnalazioni

Possibilità di soggiorno presso l’agriturismo della Tenuta di Monaciano. 
Possibilità di organizzare cerimonie, eventi, meeting, concerti, cene di gala all’interno della villa, nel giardino e nella cantina settecentesca.


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